martedì 9 febbraio 2016

LA COLONNA VENDÔME

   

Nei giorni della Comune viene istituita a Parigi la Federazione degli artisti che si propone di salvare le opere d’arte e i monumenti dal pericolo dei bombardamenti. Durante una seduta Courbet dice che bisogna scardinare (debulloner) la Colonna Vendôme. Però, presagisce il pittore, “Vedrete che questa colonna mi schiaccerà”.
  In epoca napoleonica si era pensato di portar via da Roma a pezzi la Colonna Traiana per ricomporla e inalzarla al centro di Place Vendôme sfruttando la forma ottagonale che ha quella piazza. Fortunatamente questa che sarebbe stata la più clamorosa razzia perpretata dai rapaci funzionari napoleonici, avrebbe comportato un troppo complicato sforzo logistico. E si rinunciò all’impresa.
Si pensò allora di costruire una enorme colonna alta quarantaquattro metri e composta da novantotto cilindri di pietra che poi sarebbero stati ricoperti dal bronzo ricavato  dalla fusione dei cannoni requisiti agli austriaci e ai russi nella battaglia di Austerlitz.
  Una schiera di scultori modellarono quattrocentocinque placche in bronzo con le quali furono ricoperti i cilindri di pietra, dando luogo a un ininterrotto bassorilievo a spirale, a imitazione della Colonna Traiana. Rapppresentavano settanta scene relative alle campagne militari condotte da Napoleone Bonaparte. Napoleone III fece collocare in cima alla colonna una statua di Napoleone  in veste di imperatore romano.      
  I comunardi accettarono la proposta di Courbet e decisero di demolire questo monumento perché lo vedevano come un segno di barbarie, simbolo delle atrocità della guerra, della tirannide napoleonica e della negazione della libertà. Il 26 maggio 1870 la colonna venne abbattuta: ventimila parigini applaudirono, entusiasti, l’evento.

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