martedì 9 febbraio 2016

OLYMPIA

  


Nel 1865 Manet presenta al Salon il suo dipinto Olympia. Il pittore dichiara di essersi ispirato alla famosa Venere di Urbino di Tiziano che aveva copiato durante un soggiorno a Firenze. Ma il risultato è un contrappunto assolutamente dissacrante. Quella di Tiziano è una nobildonna, giunonica e morbida, che è nuda perché aspetta che le portino i vestiti. E comunque tutto si svolge in un ambiente raffinato. 
  Il quadro di Manet rappresenta una donna nuda distesa su un letto disfatto, lo sguardo diretto in segno di sfida verso l’osservatore, con una sfrontatezza decisamente volgare: ha dei fiori tra i capelli, una pantofola infilata nel piede, l’altra lasciata cadere. Nella mano destra stringe una rosa, l’altra mano copre il sesso. La moderna Venere non è un ideale di bellezza:  il corpo è magro, il collo tozzo, le gambe corte. 
   All’epoca la raffigurazione del nudo era ammessa anzi ipocritamente apprezzata, ma solo in dipinti di soggetto mitologico o di ambientazione esotica. Qui il nudo, invece, era calato in una situazione contemporanea con un’audacia assolutamente nuova.
   Ci fu chi credette di riconoscere nella donna una nota prostituta parigina ripresa sul posto di lavoro in attesa del prossimo cliente che si è fatto anticipare da un mazzo di fiori. Si trattava, invece, di una modella professionale che Manet aveva già utilizzato  nella Colazione sull’erba. 
    Rifiutata al Salon ufficiale, l’opera venne esposta nel Salon des Refusés. Ma anche qui provocò critiche aspre e violente: ci furono visitatori che afferrarono gli ombrelli e tentarono di sfregiarla. Il quadro fu sistemato sopra una porta in modo che pochi ci facessero caso. Ci furono naturalmente critiche più inerenti alle caratteristiche formali del dipinto. Si rimproverò il contrasto troppo elementare tra il bianco-luce e il nero-oscurità. E di quel nero Théophile Gautier disse che gli sembrava un colore da lucido di scarpe.
   Dopo la morte di Manet, Claude Monet, che ormai aveva acquisito fama e autorevolezza, si fece promotore di una sottoscrizione per far acquistare l’Olympia dallo Stato e il quadro venne accolto nel Museo del Luxembourg. Oggi è considerato uno dei dipinti che hanno segnato la nascita della pittura moderna.

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